6 febbraio 2026, Malta 3° giorno, l’idrosadenite quando scegliere conta più che scoprire
- Giusi Pintori

- 6 feb
- Tempo di lettura: 3 min

Il terzo e ultimo giorno del congresso European Hidradenitis Suppurativa Foundation 2026 non è stato dedicato agli annunci. È stato dedicato a qualcosa di più complesso: come decidere meglio, quando la malattia è cronica, progressiva e imprevedibile.
Se il secondo giorno aveva portato sul tavolo nuove opzioni e strumenti, il 6 febbraio ha messo a fuoco criteri, regole e responsabilità cliniche. È il giorno in cui l’HS smette di essere trattata come una sequenza di tentativi e diventa una traiettoria da governare.
Decision making basato su evidenze: quando iniziare conta quanto cosa usare
La mattinata si è aperta con una sessione cruciale dedicata alle linee guida e al decision making basato su evidenze, uno dei nodi più delicati nella gestione dell’idrosadenite.
Tra i temi centrali:
processi di consenso strutturato (Delphi) per definire criteri condivisi sull’avvio precoce delle terapie sistemiche;
sviluppo di scale di danno per misurare non solo l’attività della malattia, ma le conseguenze cumulative nel tempo;
analisi di costo-efficacia e confronto tra approcci precoci e ritardati, con attenzione all’impatto reale sui percorsi di cura.
Il messaggio che emerge è netto: nell’HS il “quando” è una decisione clinica tanto importante quanto il “con cosa”.
Imaging e valutazione avanzata: la malattia non è solo ciò che si vede
La sessione dedicata a imaging, intelligenza artificiale e strumenti diagnostici avanzati ha rafforzato un concetto chiave del congresso: l’idrosadenite non può più essere valutata solo sulla base delle lesioni visibili.
I contributi del giorno hanno mostrato come:
strumenti di supporto decisionale possano aiutare a stratificare il rischio di progressione;
l’ecografia ad altissima frequenza consenta di monitorare nel tempo microtunnel e modificazioni strutturali;
l’integrazione di metodiche diverse permetta di leggere insieme attività infiammatoria e danno anatomico.
Un punto particolarmente rilevante riguarda i tunnel non drenanti: anche in assenza di segni clinici evidenti, contribuiscono al carico di malattia e devono essere considerati nella valutazione complessiva.
Qualità di vita e salute mentale: dalla narrazione alla misurazione
Un’altra colonna del terzo giorno è stata la sessione su qualità di vita, salute mentale e psicodermatologia, che ha segnato un passaggio di maturità nel modo di studiare l’HS.
Sono stati presentati:
studi su burden economico e impatto sulla vita quotidiana;
ricerche su comorbidità psichiatriche associate all’idrosadenite;
dati su strumenti specifici per misurare la qualità di vita nelle persone con HS, validati su ampie coorti.
Qui il cambiamento è culturale: la sofferenza non è più solo raccontata, ma misurata, e quindi finalmente integrabile nelle decisioni cliniche e nei percorsi di cura.
Terapie e gestione clinica: meno entusiasmo, più durata
Nel pomeriggio, le sessioni dedicate al trattamento hanno spostato l’attenzione su un tema spesso trascurato: la tenuta nel tempo delle strategie terapeutiche.
Il focus non è stato sull’annuncio di soluzioni “nuove”, ma su:
dati di lungo periodo;
pattern di trattamento nella pratica reale;
integrazione tra approcci medici, monitoraggio e valutazione strutturata della risposta.
Accanto a questo, grande attenzione è stata dedicata all’identificazione di indicatori predittivi di risposta, con l’obiettivo di ridurre l’approccio per tentativi successivi e aumentare la personalizzazione delle scelte.
Uno sguardo oltre Malta: cosa si muove nella ricerca internazionale
Il quadro emerso nel Giorno 3 si inserisce in una tendenza globale ben riconoscibile:
crescente interesse per linee guida condivise e criteri di appropriatezza;
maggiore attenzione a outcome rilevanti per i pazienti, come qualità di vita e salute mentale;
sviluppo di strumenti per leggere l’HS come condizione sistemica e di lungo corso, non episodica.
Negli ultimi anni, anche in Nord America e in altri contesti europei, la ricerca sull’idrosadenite sta convergendo verso modelli di cura più strutturati, multidisciplinari e basati su evidenze consolidate.
Conclusione: il giorno che resta
Il 6 febbraio 2026 non è stato il giorno degli annunci più rumorosi. È stato il giorno che rimane.
Perché ha posto domande difficili:
quando intervenire davvero,
come misurare ciò che conta,
come evitare decisioni casuali,
come pensare l’HS nel tempo lungo.
È da qui che passa una cura più giusta, più sostenibile e più rispettosa di chi convive ogni giorno con l’idrosadenite.



