SIDeMAST 2026: la dermatologia sta cambiando asse
- Giusi Pintori

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min

Si chiama SIDeMAST ed è il congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia.
Ogni anno riunisce centinaia di specialisti da tutta Italia: dermatologi ospedalieri, universitari, ricercatori, chirurghi. È uno degli appuntamenti più importanti del settore, perché è qui che vengono presentati nuovi farmaci, aggiornamenti sulle terapie e indicazioni che, nel tempo, orientano il modo in cui le malattie della pelle vengono curate.
In altre parole, è uno dei luoghi in cui si costruisce la dermatologia dei prossimi anni.
Fin qui, nulla di nuovo.
La parte più interessante emerge guardando il programma.
Accanto alle sessioni dedicate alle singole patologie – come idrosadenite suppurativa, psoriasi e dermatite atopica – iniziano a comparire altri elementi.
L’idrosadenite non viene più affrontata solo come malattia dermatologica, ma all’interno di percorsi che coinvolgono più specialisti, dalla chirurgia alla gestione delle infezioni.
La psoriasi e la dermatite atopica, in alcuni momenti, non restano separate, ma vengono discusse insieme.
Entrano temi che fino a pochi anni fa erano marginali: il rapporto tra pelle ed emozioni, l’impatto della malattia sulle relazioni, il peso dello stigma, la qualità della vita.
Si parla sempre più spesso anche di ciò che accade nella pratica quotidiana, non solo negli studi clinici.
Non è un’aggiunta.
È un cambiamento di impostazione.
Per molto tempo la dermatologia si è concentrata soprattutto su due aspetti: riconoscere la malattia e scegliere la terapia più adatta.
Oggi sta iniziando a emergere un’attenzione più ampia.
Le patologie restano diverse, ma alcune parti iniziano a essere lette insieme. E soprattutto, accanto alla dimensione clinica, entra in modo più chiaro la dimensione della vita reale.
Per chi convive con queste malattie – o per un genitore che accompagna un figlio in questo percorso – questo passaggio è importante.
Perché molte delle difficoltà più grandi non stanno solo nella diagnosi o nella cura.
Stanno nel percorso.
Nel tempo necessario per capire cosa si ha.Nei passaggi tra specialisti diversi.Nella fatica di orientarsi tra indicazioni non sempre chiare.Nel peso della malattia nella vita quotidiana, a scuola, al lavoro, nelle relazioni.
Per anni, questi aspetti sono rimasti ai margini dei congressi.
Oggi iniziano a entrare nei programmi ufficiali.
Questo non significa che tutto sia risolto.
Non significa che da domani sarà più facile.
Ma indica un passaggio preciso: alcune difficoltà che le persone vivono da tempo iniziano a essere riconosciute anche nei luoghi in cui si costruiscono le cure.
È in questo spazio che si inserisce il lavoro di Passion People.
Un lavoro che parte dall’ascolto delle persone, ma che prova a fare un passo in più: rendere più leggibili alcune situazioni che si ripetono, anche quando la malattia è diversa.
Il SIDeMAST, visto così, non è solo un congresso per medici.
È un punto di osservazione.
Un luogo in cui si può capire se il modo di affrontare queste malattie sta cambiando davvero.
E quest’anno, alcuni segnali vanno in questa direzione.
Direttrice, Passion People APS



