Dove la scienza incontra la vita reale:idrosadenite, wound care e nuove responsabilità nella cura delle lesioni
- Giusi Pintori

- 18 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Quando l’idrosadenite suppurativa “incontra” la cura delle ferite.
Università di Cagliari - 16 - 17 dicembre 2025 - La Dott.ssa Myriam Mocci, infermiera wound care expert dell'Ospedale Brotzu di Cagliari ha affrontato un dialogo fondamentale: lesioni cutanee e idrosadenite suppurativa (HS), malattia infiammatoria cronica che crea nodi dolorosi, ascessi, tratti di sinus e perdite di fluido che condizionano pesantemente la vita delle persone.
«Portare conoscenza significa moltiplicare possibilità, per chi cura e per chi è curato.
Quando il sapere resta confinato, la distanza tra professionisti e pazienti aumenta e la cura rallenta.
Quando invece viene condiviso, spiegato, reso accessibile, cambia la qualità delle scelte cliniche ma anche la consapevolezza delle persone che vivono una malattia o una ferita sulla propria pelle.
Crediamo che la conoscenza debba circolare il più possibile, perché ogni competenza in più non migliora solo una medicazione, ma la vita quotidiana di chi affronta percorsi di cura complessi.» Ha dichiarato Giusi Pintori, direttrice di Passion People APS presenza attiva all'incontro.
L’HS non è “solo dermatologia”. È un modello paradigmatico di come la gestione quotidiana della ferita, la scelta della medicazione, l’attenzione ai fattori sociali e la conoscenza profonda delle fasi di guarigione siano centrali per ridurre dolore, stigma e cronicità.
Le ultime evidenze nel wound care in HS mostrano:
che le medicazioni scelte con consapevolezza migliorano davvero la qualità di vita dei pazienti, soprattutto nei casi di essudato abbondante o post-chirurgia;
che non esistono ancora linee guida standardizzate per la gestione delle ferite HS, ma il principio TIME (Tissue, Infection, Moisture, Edge) rimane un faro, anche nei pazienti HS;
che le lesioni drenanti, tipiche di HS, richiedono protocollo di medicazione quotidiana, valutazione del dolore e scelte personalizzate che incidono sulla qualità della vita.
Inoltre, nel 2025 si riconoscono progressi importanti nell’inquadramento clinico e nell’accesso alle terapie anche in Italia (nuova proposta LEA per HS), segno che la malattia sta uscendo dall’invisibilità clinica e sociale.
Per Passion People APS, parlare di HS in un contesto di formazione alle future professioniste e professionisti della cura significa contribuire a una trasformazione culturale: dalla semplice gestione della lesione alla presa in carico integrata della persona, con implicazioni reali per i percorsi di salute, la ricerca e persino l’innovazione nei dispositivi e nelle medicazioni.
Il cuore della lezione: ferite, guarigione e responsabilità
Abbiamo ripercorso insieme le fasi della guarigione:
Coagulazione
Infiammazione
Contrazione
Rimodellamento
Abbiamo visto che i macrofagi sono il direttore d’orchestra: regolano la risposta, puliscono il tessuto danneggiato e determinano la rapidità di guarigione.
Se il processo immunitario è deficitario, tutto rallenta: l’essudato persiste, la ferita fatica a chiudersi. Questo è particolarmente evidente in condizioni come l’HS. Qui la gestione topica non è un accessorio — è una componente terapeutica.
Il principio TIME(R)S nella pratica clinica
Abbiamo parlato di TIME(R)S, un framework clinico fondamentale per ogni lesione cutanea:
T – Tissue: rimuovere il tessuto non vitale
I – Infection/Inflammation: riconoscere, gestire e prevenire
M – Moisture: bilanciare l’essudato
E – Edge: margini piani e attivi
R – Regeneration: favorire la rigenerazione
S – Social factors: considerare contesto sociale e condizioni di vita
Questo ultimo elemento — la S — fa la differenza tra una medicazione corretta e una cura efficace.
Strumenti di cura (e quando usarli)
✔️ Sbrigliamento e detersione✔️ Antisettici non citotossici — ideali per cute lesa✔️ Medicazioni avanzate✔️ Argento, iodio, miele medicale✔️ Schiume super-assorbenti e idrofibre✔️ Terapia a pressione negativa per ferite selezionate
Questi strumenti non sono complicazioni inutili. Sono leve terapeutiche che, ben usate, trasformano la ferita da problema a processo più gestibile e prevedibile.
«Una ferita non va solo trattata, va compresa.
Capire in che fase si trova, riconoscere i segni di infiammazione, gestire correttamente l’essudato e scegliere la medicazione adeguata significa ridurre il rischio di cronicità.
Ma soprattutto significa rispettare i tempi biologici della persona.
La tecnologia è un supporto prezioso, ma è la valutazione clinica a fare la differenza.»
Dott.ssa Myriam Mocci
Dal dialogo in aula alla pratica quotidiana
Formare futuri infermieri significa infondere responsabilità, sapere clinico, senso critico e umanità. Significa offrire modelli decisionali (come TIME(R)S) che non siano soltanto alfabetici, ma pratici e radicati nella persona che sta davanti a noi.
Questa è la vera tecnologia che accelera la guarigione: non la medicazione più costosa, ma la scelta giusta, al momento giusto, per la persona giusta.
Conclusione
La cura delle lesioni cutanee — sia comuni sia nelle malattie croniche come l’idrosadenite suppurativa — non può essere un gesto tecnico freddo. È un atto di ascolto, conoscenza, giudizio clinico e responsabilità sociale.
E nell’aula di oggi, con passione e attenzione, lo abbiamo detto.



