Perché l’idrosadenite suppurativa fatica a trovare un’organizzazione sanitaria adeguata in Italia
- Giusi Pintori

- 8 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min

Negli ultimi quindici anni la ricerca sull’idrosadenite suppurativa (HS) ha fatto passi importanti.
Sono aumentati:
gli studi clinici,
la comprensione dei meccanismi immunologici,
le opzioni terapeutiche mirate,
la produzione scientifica internazionale.
Esiste una società scientifica europea dedicata, la European Hidradenitis Suppurativa Foundation, che riunisce ogni anno clinici e ricercatori per confrontarsi su evidenze e prospettive.
La scienza si è mossa.
L’organizzazione sanitaria, meno.
Non per mancanza di competenze. Non per assenza di eccellenze. Ma per fattori strutturali che è necessario comprendere.
Perché il sistema fatica
L’idrosadenite suppurativa è una patologia:
cronica
infiammatoria
multidisciplinare
ad alto impatto sulla qualità di vita
Per anni è stata sottodiagnosticata o trattata in modo frammentato.È entrata stabilmente nei percorsi specialistici solo relativamente di recente.
Inoltre:
non è una malattia ad alta mortalità,
è spesso stigmatizzata,
coinvolge aree intime,
produce un carico psicologico e sociale difficilmente misurabile.
I sistemi sanitari sono costruiti per gestire acuzie, mortalità e grandi numeri epidemiologici. L’HS richiede invece continuità, integrazione e misurazione della qualità di vita.
Questa distanza tra natura della malattia e struttura del sistema genera frammentazione.
Un nodo cruciale: i dati
In Italia sono esistite importanti esperienze di raccolta dati multicentrica, come i progetti IRHIS.
Oggi però non esiste un registro nazionale continuativo dedicato all’HS, integrato stabilmente nel sistema sanitario.
Questo comporta alcune conseguenze:
difficoltà nel monitorare l’andamento reale della patologia nel tempo
mancanza di dati longitudinali uniformi
scarsa comparabilità tra territori
limitata misurazione sistematica della qualità di vita
Senza dati strutturati, la programmazione resta inevitabilmente parziale.
Non è un problema di persone
Esistono dermatologi altamente competenti. Esistono centri di eccellenza. Esistono professionisti impegnati nella ricerca e nella cura.
Il punto non è la qualità dei singoli.
Il punto è l’assenza di un’infrastruttura coordinata e continuativa.
Le malattie complesse richiedono sistemi complessi.
Il ruolo di Passion People
In questo scenario, una realtà come Passion People non nasce per sostituire il sistema sanitario.
Nasce per organizzare ciò che oggi è disperso.
Organizzare significa:
raccogliere in modo strutturato l’esperienza vissuta dei pazienti
misurare la qualità di vita come variabile clinica
monitorare percezione di accesso e disuguaglianze
costruire linguaggio corretto e non colpevolizzante
facilitare il dialogo tra pazienti, clinici, industria e istituzioni
Non si tratta di protesta.
Si tratta di metodo.
Una piattaforma che organizza può contribuire a:
rendere visibile il burden reale
integrare dati qualitativi e quantitativi
favorire confronto tecnico
sostenere un’evoluzione sistemica
L’obiettivo non è denunciare. È maturare.
Guardare avanti
Oggi l’idrosadenite suppurativa è scientificamente più avanti di quanto lo sia organizzativamente.
Colmare questo divario significa:
integrare competenze
costruire continuità
misurare la qualità di vita
armonizzare percorsi
Passion People sceglie di lavorare in questa direzione per costruire struttura.
Perché una patologia cronica non si gestisce per episodi. Si governa nel tempo.



