Passion People Observers: Psoriasi. Il punto non è avere nuove pillole. È colpire meglio
- Giusi Pintori

- 12 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min

Al Congresso SIDeMAST 2026, uno dei segnali più interessanti emersi dalla sessione dedicata alla psoriasi non riguarda semplicemente l’arrivo di nuove terapie orali.
Riguarda un cambiamento più preciso. E probabilmente più importante.
Non il fatto che stiano arrivando nuove pillole. Ma il fatto che queste nuove strategie stiano cercando di colpire l’infiammazione in modo diverso.
Non di più. Meglio.
È qui che il panorama terapeutico della psoriasi comincia davvero a cambiare.
Il punto non è la forma. È la precisione
Per anni, il tema delle terapie sistemiche nella psoriasi è stato raccontato soprattutto in termini di efficacia.
Quanto migliora la pelle. Quanto rapidamente. Per quanto tempo.
Ed è stato giusto così. Perché nella gestione di una malattia cronica, l’efficacia resta il primo discrimine reale.
Ma oggi il livello della discussione si sta spostando.
La domanda non è più solo se una terapia funziona. La domanda sta diventando più sofisticata:
come funziona, dove agisce e quanto selettivamente lo fa.
È un cambio di livello importante.
Perché il punto non è semplicemente avere nuove opzioni orali. Il punto è capire se queste nuove opzioni stanno cercando di intervenire in modo più preciso sui meccanismi che tengono accesa la malattia.
Ed è qui che la discussione smette di essere solo farmacologica. E diventa strategica.
Non tutte le terapie orali stanno facendo la stessa cosa
La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica sostenuta da una rete immunologica complessa.
Negli ultimi anni, il trattamento sistemico ha già cambiato radicalmente il decorso della malattia, soprattutto con l’arrivo dei biologici.
Ma il tema delle terapie orali non si è mai chiuso davvero.
Per una parte dei pazienti, una terapia orale continua a rappresentare un’opzione concreta: più semplice da accettare, più facile da integrare nella quotidianità, in alcuni casi più sostenibile nel tempo.
Questo però non significa che “orale” coincida automaticamente con “semplice”.
Ed è proprio qui che si gioca la partita delle nuove molecole.
Le strategie oggi in sviluppo non stanno cercando soltanto un’alternativa ai biologici. Stanno cercando un equilibrio più difficile: mantenere efficacia clinica, ridurre il peso del trattamento e intervenire in modo più selettivo sui meccanismi che guidano l’infiammazione.
Il cambio vero: non bloccare tutto, ma bloccare meglio
È il punto più interessante emerso dalla relazione di Antonio Costanzo, che ha aperto la sessione con un focus molto netto sul razionale delle nuove terapie orali.
Il messaggio è chiaro: non si tratta solo di aggiungere nuove opzioni terapeutiche.
Si tratta di cambiare precisione.
Le nuove strategie orali non puntano semplicemente a “spegnere” la risposta immunitaria.
Puntano a interferire in modo più preciso con alcuni snodi della cascata infiammatoria.
Tradotto: non ridurre indiscriminatamente il segnale immunitario, ma provare a colpire meglio i meccanismi che nella psoriasi pesano davvero di più.
“La sfida non è solo controllare l’infiammazione. È farlo in modo sempre più selettivo, intervenendo sui nodi biologici che guidano davvero la malattia e cercando di ridurre il più possibile ciò che non serve colpire.”
È questo il principio che distingue in modo netto le nuove strategie oggi in sviluppo.
Ed è anche il punto che potrebbe cambiare il modo in cui queste terapie verranno usate nella pratica clinica.
Icotrokinra e il tentativo di colpire l’asse IL-23 in modo diverso
Tra i dati presentati, uno dei segnali più interessanti riguarda icotrokinra, terapia orale sperimentale progettata per interferire in modo selettivo con il pathway di IL-23.
Il razionale è semplice, almeno sulla carta: intervenire su uno dei nodi immunologici più rilevanti nella psoriasi, ma farlo con una strategia orale costruita per essere più selettiva.
Il punto interessante non è solo l’attività clinica osservata.
È il fatto che il farmaco stia mostrando un’azione precoce e diretta anche sui segnali molecolari associati alla malattia.
Le slide presentate in sessione hanno mostrato una riduzione rapida di geni chiave legati alla psoriasi — tra cui IL17A, IL17F, IL19, IL22 e IL23A — già nelle prime settimane di trattamento.
Il dato rilevante non è soltanto che la pelle migliori.
È che si sta osservando un intervento sempre più diretto sul cuore biologico dell’infiammazione.
Non si sta osservando solo se la terapia funziona. Si sta osservando come, dove e con quale precisione sta agendo.
Ed è un livello di lettura che oggi conta sempre di più.
Non è solo efficacia. È precisione biologica
Per anni, il valore di una terapia sistemica è stato misurato soprattutto in termini di risposta clinica.
Oggi questo non basta più.
L’efficacia resta fondamentale. Ma non è più l’unica domanda interessante.
La domanda vera sta diventando più complessa:
quanto selettivamente agisce una terapia, quanto riesce a intervenire sui meccanismi rilevanti della malattia e quanto questo può tradursi in una gestione più sostenibile della cronicità.
È qui che il livello della discussione si alza davvero.
Perché il punto non è solo ridurre le placche.
È capire con quale precisione biologica lo si sta facendo. E con quale equilibrio questa precisione potrà essere mantenuta nel tempo.
Dove si sta spostando davvero la terapia della psoriasi
La direzione emersa da questa sessione è piuttosto chiara.
La psoriasi non si sta muovendo solo verso terapie più efficaci.
Si sta muovendo verso terapie più selettive.
È una differenza sostanziale.
Perché nella gestione di una malattia cronica il punto non è solo ottenere risposta.
È capire quanto a lungo quella risposta può essere mantenuta, con quale impatto, con quale sostenibilità e con quale precisione.
Ed è qui che le nuove terapie orali potrebbero diventare davvero rilevanti.
Non perché sostituiscano tutto il resto.
Ma perché stanno provando a occupare uno spazio terapeutico più sofisticato: quello in cui efficacia, selettività e gestione della cronicità devono finalmente stare insieme.
“Per chi convive con una malattia cronica, il punto non è solo avere una terapia che funzioni. È capire quanto quella terapia sia sostenibile, gestibile e compatibile con la vita reale. Ed è qui che la precisione smette di essere solo un concetto biologico e diventa una questione concreta per i pazienti.”— Giusi Pintori, Passion People APS



