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Perché molti pazienti hanno paura delle terapie (e perché parlarne è fondamentale).




Quando si parla di malattie croniche, il dibattito si concentra spesso su diagnosi tardive, accesso alle cure e innovazione terapeutica. Sono temi importanti e giustamente molto discussi. Esiste però un momento altrettanto cruciale nel percorso dei pazienti di cui si parla molto meno: il momento in cui viene proposta una terapia.

Per molte persone quel momento non coincide solo con l’inizio di una cura. Coincide anche con l’inizio di una serie di domande profonde: quanto è sicura questa terapia? Quali effetti avrà sul mio corpo? Cosa succederà nel lungo periodo?

Queste domande non sono marginali. Al contrario, rappresentano una delle esperienze più comuni tra le persone che convivono con una malattia cronica.

Eppure raramente diventano oggetto di una discussione pubblica.


La paura delle terapie è più diffusa di quanto si pensi

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha iniziato a studiare in modo più sistematico il fenomeno dell’aderenza alle terapie. Con questo termine si indica quanto i pazienti seguano realmente le cure prescritte dai medici.

I risultati sono sorprendenti.

Secondo numerosi studi internazionali, circa il 50% dei pazienti con malattie croniche non segue le terapie esattamente come prescritto. Questo può significare dimenticare i farmaci, ridurre le dosi, interrompere i trattamenti o rimandarne l’inizio.

Tra le cause principali di questa difficoltà c’è proprio la paura dei farmaci o delle terapie proposte.

Le ragioni possono essere molte: timore degli effetti collaterali, esperienze negative precedenti, informazioni contrastanti trovate online oppure semplicemente la sensazione che la terapia proposta sia troppo “forte”.


Il peso degli effetti collaterali

Uno degli aspetti che più spesso alimenta la paura delle terapie è la possibilità di effetti collaterali.

La medicina moderna ha sviluppato trattamenti sempre più efficaci per molte malattie croniche, comprese numerose patologie infiammatorie della pelle. Tuttavia ogni trattamento comporta anche una valutazione dei rischi e dei benefici.

Quando un paziente legge il foglio illustrativo di un farmaco può trovarsi di fronte a lunghe liste di possibili effetti indesiderati. Anche se molti di questi eventi sono rari, il semplice fatto di leggerli può generare ansia.

La ricerca ha evidenziato anche un fenomeno interessante noto come effetto nocebo. Quando una persona si aspetta effetti negativi da una terapia, è più probabile che percepisca sintomi che attribuisce al farmaco.

Questo non significa che i pazienti immaginino i sintomi. Significa piuttosto che aspettative, contesto e informazioni ricevute influenzano profondamente il modo in cui il corpo percepisce le terapie.


Il ruolo delle informazioni e di internet

Negli ultimi vent’anni l’accesso alle informazioni sanitarie è cambiato radicalmente. Dopo una visita medica molte persone cercano spiegazioni online sui farmaci prescritti.

Internet offre un’enorme quantità di informazioni, ma non sempre è facile interpretarle correttamente.

Forum e gruppi di discussione, ad esempio, tendono a rendere molto visibili le esperienze negative. Le persone che hanno avuto problemi o effetti collaterali sono spesso più motivate a raccontare la propria esperienza rispetto a chi ha avuto un percorso terapeutico positivo.

Questo può creare una percezione distorta del rischio.

Di conseguenza alcuni pazienti iniziano le terapie con molta ansia oppure decidono di rimandarle.


Il paradosso delle terapie moderne

La medicina contemporanea ha fatto progressi straordinari. Negli ultimi anni sono state sviluppate terapie sempre più mirate e innovative, come i farmaci biologici utilizzati in molte malattie infiammatorie croniche.

Queste terapie hanno cambiato radicalmente la vita di molti pazienti.

Tuttavia l’introduzione di trattamenti sempre più sofisticati può anche generare nuove paure. Farmaci innovativi, immunomodulatori o terapie biologiche possono sembrare complessi e difficili da comprendere.

Per molti pazienti iniziare una terapia significa compiere un vero e proprio salto di fiducia.

Fiducia nella scienza. Fiducia nel medico. Fiducia nel fatto che i benefici supereranno i rischi.


La relazione tra medico e paziente

Uno dei fattori più importanti nel modo in cui le persone affrontano le terapie è la relazione con il medico.

Gli studi dimostrano che quando i pazienti ricevono informazioni chiare e si sentono ascoltati nelle proprie preoccupazioni, l’aderenza alle cure aumenta in modo significativo.

Questo significa che il dialogo tra medico e paziente non è solo un aspetto umano della cura. È anche un elemento clinicamente rilevante.

Quando le paure possono essere espresse apertamente, diventano parte del processo decisionale.

Quando invece rimangono nascoste, possono trasformarsi in esitazione o rifiuto della terapia.


Perché parlarne è importante

Riconoscere la paura delle terapie non significa essere contrari alla medicina.

Al contrario.

Significa riconoscere che iniziare una terapia è una decisione importante che riguarda il corpo, la qualità di vita e spesso il futuro della persona.

Per chi vive con una malattia cronica, la terapia non è solo un trattamento medico. È qualcosa che entra nella quotidianità, nei progetti, nella percezione di sé.

Per questo motivo le paure non dovrebbero essere considerate un ostacolo.

Dovrebbero essere considerate una parte naturale del percorso di cura.


Una domanda aperta ai pazienti

Molte persone che convivono con una malattia cronica hanno vissuto questo momento: la proposta di una terapia importante e il bisogno di decidere se iniziarla.

Quali sono stati i vostri pensieri in quel momento?

Fiducia, paura, dubbi o tutte queste cose insieme?

Parlare apertamente di queste esperienze può aiutare altri pazienti a sentirsi meno soli.


Il commento di Giusi Pintori

“Nel lavoro con le persone che convivono con malattie croniche della pelle ho imparato una cosa molto semplice: i pazienti non hanno paura solo della malattia. Spesso hanno paura delle cure.

Non perché rifiutino la medicina, ma perché ogni terapia è una scelta che riguarda il proprio corpo e la propria vita. È una decisione che può cambiare la quotidianità, il modo in cui ci si percepisce, il rapporto con la propria salute.

La medicina moderna ha fatto progressi straordinari. Ma questi progressi funzionano davvero solo quando esiste fiducia.

E la fiducia nasce quando le paure possono essere dette ad alta voce.

Forse dovremmo iniziare da qui: riconoscere che la paura delle terapie non è un segno di debolezza. È una parte del percorso di cura.”


  • Patel S. et al. Understanding Treatment Adherence in Chronic Diseases. Journal of Clinical Medicine, 2025.

  • Religioni U. et al. Enhancing Therapy Adherence: Impact on Clinical Outcomes, 2025.

  • Dunbar-Jacob J. et al. Medication Adherence Measurement in Chronic Diseases, 2025.

  • Kassaw A.T. et al. Medication Regimen Complexity and Adherence. Frontiers in Medicine, 2024.

  • Chapman S. et al. Preventing Medication Nonadherence, 2024.

  • Abed A. et al. Cultural Determinants of Medication Adherence. Frontiers in Public Health, 2025.

 
 
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